Lunghezza focale

LUNGHEZZA FOCALE E ANGOLO DI CAMPO

 

La lunghezza focale è la distanza tra il centro ottico dell’obiettivo e il piano pellicola o il sensore. Si tratta di un centro ottico, che non sempre coincide con il centro dell’obiettivo, questa distanza viene espressa in millimetri ed è indicata su ogni obiettivo.

Di seguito un’immagine per spiegare meglio la lunghezza focale:

Lunghezza focale

Dalla lunghezza focale e dalle dimensioni del sensore dipende l’angolo di campo dell’obiettivo. A parità di dimensioni del sensore, più la focale è lunga, più stretto è il campo inquadrato. Più la focale è corta, più sarà ampio il campo inquadrato.

Di seguito un’immagine che spiega la lunghezza focale per il formato 35mm o pieno formato o full-frame non per APS-C perché come ho già spiegato entra in gioco il fattore crop:

angolo di campo

Gli obiettivi con focali più corte sono grandangolari (angolo di campo più largo), gli obiettivi con focale più lunga sono teleobiettivi (angolo di campo ristretto).

  • super tele, con angolo di campo fino a 8°
  • teleobiettivo, con angolo di campo tra 8° e 25°
  • medio tele, con angolo di campo tra 25° e 45°
  • normale, con angolo di campo tra 45° e 60°
  • grandangolare, con angolo di campo tra 60° e 90°
  • super grandangolare, con angolo di campo tra 90° e 110°
  • ultra grandangolare, con angolo di campo oltre 110°

Quindi sulle Reflex Full-Frame un obiettivo 50mm si chiama “normale” o “standard”, è parificabile all’occhio umano perché ha un angolo di campo intorno ai 45°.

Se chiudiamo un occhio e guardiamo con un occhio solo, ci accorgiamo facilmente che non abbiamo una visione a 360 gradi intorno a noi, bensì il nostro campo visivo, o angolo di campo, ha una ampiezza di circa 45°, proprio come l’obiettivo da 50mm montato su una Reflex Full-Frame.

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Profondità di campo

PROFONDITA’ DI CAMPO

 

La profondità di campo rappresenta la zona in cui gli oggetti nell’immagine appaiono nitidi e a fuoco, viene abbreviata con l’acronimo PdC.

La PdC dipende da vari fattori, tra cui:

  • L’apertura del diaframma;
  • La distanza di messa a fuoco;
  • La lunghezza focale dell’obiettivo.

Di seguito un’immagine con l’esempio di come incide il diaframma sulla PdC:

profondità di campo                                                                                                                                                                                                                                                                                                       L’area rossa indica quanto della scena è a fuoco

 

Di seguito un’immagine con l’esempio di come incide la distanza di messa a fuoco sulla PdC:

profondità di campo                                                                                                                                                                                                                                                                                                         L’area rossa indica quanto della scena è a fuoco

Di seguito un’immagine con l’esempio di come incide la lunghezza focale dell’obiettivo sulla PdC:

profondità di campo                                                                                                                                                                                                                                                                                                    L’area rossa indica quanto della scena è a fuoco

Scegliere la PdC è una questione personale, dipende quale effetto finale vuoi dare alla foto.

Esempio: se vuoi enfatizzare il soggetto devi sfuocare lo sfondo quindi usare una PdC molto stretta. Al contrario nella fotografia di reportage è fondamentale avere un’ampia PdC.

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Otturatore

OTTURATORE

Prima di parlare di TEMPO DI ESPOSIZIONE bisogna fare un cenno all’otturatore.

L’otturatore è il dispositivo meccanico o elettronico che ha il compito di controllare per quanto tempo la pellicola o il sensore (nelle fotocamere digitali) resta esposto alla luce. Prendiamo in esempio l’occhio umano, l’iride rappresenta il diaframma, la palpebra dà un’idea dell’otturatore.

Gli otturatori possono essere classificati in due tipi:

  1. otturatori a lamelle o centrali
  2. otturatori a tendina

Il primo non più in uso, il secondo lo troviamo nelle fotocamere moderne.

L’ otturatore centrale (fig. in basso a sinistra) è dotato di lamelle disposte a raggiera, in modo simile a quelle del diaframma e si trova nell’obiettivo.

L’otturatore a tendina (fig. in basso a destra) è un otturatore composto da due superfici di metallo disposte parallelamente lungo il piano focale, che scorrono verticalmente formando una fessura che lascia passare la luce e si trova sul corpo della fotocamera e non all’interno dell’obiettivo.

L’otturatore, insieme al diaframma (che regola l’intensità della luce), è un fattore indispensabile per determinare una corretta esposizione, la giusta regolazione dell’apertura diaframmale combinata con la giusta regolazione del tempo di otturazione o tempo di esposizione (che vedremo di seguito) consentirà di impressionare la pellicola o il sensore esattamente con la quantità di luce richiesta per un’esposizione perfetta.

otturatore     otturatore2

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Esposizione e tempo di esposizione

ESPOSIZIONE

L’esposizione rappresenta la quantità di luce che viene fatta incidere sul sensore della macchina fotografica (o sulla pellicola).

Esporre ciò che si sta fotografando significa che si sta “registrando” una certa quantità di informazioni.

L’esposizione è definita come:

esposizione=intensità luminosa X tempo

Quindi dipende dalla combinazione tra le impostazioni del diaframma, che regola l’intensità luminosa, e del tempo di esposizione.

 

TEMPO DI ESPOSIZIONE

Il tempo di esposizione, o tempo di scatto o tempo di posa è il tempo durante il quale l’otturatore (che abbiamo visto in precedenza) della macchina fotografica rimane aperto per permettere alla luce di raggiungere la pellicola o il sensore (nel caso della macchina digitale).

In combinazione con il diaframma, il tempo di esposizione regola la giusta quantità di luce per ottenere una fotografia ben esposta.

Il tempo di esposizione si misura in secondi o frazioni di secondi. Ad esempio se nel mirino o nel display della fotocamera (es.: reflex digitale o compatte un po’ più avanzate) leggiamo 15 sta per 1/15 di secondo o 30 sta per 1/30 di secondo, invece 6” sta per 6 secondi.

Lo standard adottato per i tempi di esposizione è il seguente:

  • 1/8000 s
  • 1/4000 s
  • 1/2000 s
  • 1/1000 s
  • 1/500 s
  • 1/250 s
  • 1/125 s
  • 1/60 s
  • 1/30 s
  • 1/15 s
  • 1/8 s
  • 1/2 s
  •  1 s
  • B (Bulb) l’otturatore rimane aperto finchè il fotografo tiene premuto il pulsante di scatto.

L’esposizione dipende da tre fattori: il tempo di esposizione, l’apertura del diaframma e gli ISO (o ASA per l’analogico).

Qui ci viene in aiuto per capire bene di cosa si sta parlando il famoso triangolo dell’esposizione:

 

Triangolo esposizione

Ti ricordo che aumentando di uno stop o diminuendo di uno stop solo il Tempo di Esposizione ma non il diaframma la foto cambia in termini di luce, se invece si cambia in concomitanza Tempo e Diaframma la foto non cambia in termini di luce.

(Vedi di seguito Tabella Tempi/Diaframma).

Tabella Tempi/Diaframma

Tabella tempi/diaframma

Esempio:

se io ho un’esposizione con un Tempo 1/30 e diaframma f 11 ed un’altra esposizione con un Tempo di 1/125 e diaframma f 5,6, l’immagine finale in termini di luce è la stessa, perché come valore di esempio risulta sempre 12. La relazione che intercorre tra questi due elementi è definita quindi come reciprocità.

Prova in pratica, con la tua fotocamera, cambiando in concomitanza secondo la tabella, Tempo e Diaframma per credere!!!

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ISO

ISO

I valori ISO (oppure ASA per le fotocamere a pellicola), stanno ad indicare la sensibilità del sensore (o della pellicola) alla luce. Più alto è il numero ISO, tanto più sensibile alla luce è il sensore o la pellicola. Come per i tempi di esposizione e le aperture del diaframma, anche per quanto riguarda gli ISO/ASA il passaggio da un numero all’altro si indica in gergo stop, aumentando/diminuendo di uno stop la sensibilità della pellicola o del sensore, si raddoppia/dimezza la quantità di luce.

La differenza tra una reflex analogica e una reflex digitale, in termini di ISO, è che se una volta bisognava finire un rullino prima di caricarne un altro per poter cambiare gli ISO, (perché sceglievi la pellicola in base agli ISO che volevi usare) ora si possono cambiare i valori ISO ogni volta che si scatta una singola foto! Gran bel passo avanti!

 

Di seguito valori ISO che si possono modificare nelle varie fotocamere oggi giorno in commercio:

iso

Come puoi notare dalla tabella precedente, a valori ISO elevati aumenta di conseguenza anche il rumore.

Il rumore digitale viene talvolta paragonato alla grana delle pellicole, dove la granulosità dell’immagine diventa molto visibile, invece in realtà è un insieme di puntini colorati poco gradevoli.

In basso esempio di rumore digitale al variare degli ISO:

rumore digitale

Il rumore è influenzato dai seguenti fattori:

Dimensioni del sensore. Un sensore grande è generalmente meno rumoroso di uno piccolo;

Dimensioni dei singoli pixel. A parità di dimensioni del sensore, più megapixel significa più dettaglio ma anche più rumore;

Sensibilità ISO impiegata. Poca luce = alto valore ISO = maggiore rumore;

Forte compressione jpeg;

Tempi di posa. Tempi lunghi di esposizione producono rumore cromatico;

Temperatura del sensore.

Spero di non averti messo paura ad alzare gli ISO, non preoccuparti, dico sempre che è meglio una foto esposta correttamente a 6400 ISO anziché sottoesposta a 200 ISO! Tanto il rumore in post-produzione si può eliminare tranquillamente ad una foto esposta correttamente!!!

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Esposimetro

ESPOSIMETRO

L’esposimetro è lo strumento utilizzato per misurare la luce. Può essere esterno o interno alla fotocamera, inoltre può essere a luce riflessa (luce riflessa dai soggetti della foto), misurando così la luce che effettivamente proviene dal soggetto, oppure a luce incidente (è la luce che arriva sul soggetto) e viene posto in prossimità del soggetto. Naturalmente l’esposimetro interno alle macchine fotografiche può essere solo del tipo a luce riflessa perché non può essere posizionato in corrispondenza del soggetto.

L’esposimetro incorporato nella reflex è tarato per darti il grigio medio al 18%.

Perché proprio 18%???  Perché statisticamente si è visto che per far “ragionare” l’esposimetro, utilizzando questo colore, assicura il maggior numero possibile di immagini esposte correttamente. Però a volte sbaglia anche lui, questo dipende dal fatto che non tutte le scene sono realmente riconducibili in modo corretto al grigio 18%. Immaginatevi una scena più chiara o più scura del grigio medio, in queste situazioni è richiesto l’intervento di chi sta usando la fotocamera, agendo sulla compensazione dell’esposizione. Il classico esempio dove l’esposimetro sbaglia è quando facciamo la foto alla neve, quindi molto bianco, l’esposimetro crede che ci sia molta luce e tenderà a fare una foto più scura del reale; bisognerà quindi sovraesporre. Se al contrario volessimo fotografare una parete nera, l’esposimetro penserebbe che la scena sia molto buia, e quindi cercherà di aprire il diaframma o allungare il tempo di scatto. Anche qui dobbiamo compensare e quindi sottoesporre. (Approfondiamo il concetto più avanti).

 

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