Cenni di storia

FOTOGRAFIA

La parola fotografia deriva dalle due parole greche: (phôs) luce e (graphè) grafia. Fotografia significa quindi scrittura con la luce.

Le prime “fotografie” non sono state che semplici registrazioni di ombre. Wedgwood registrava le impronte degli oggetti su carta e pelle imbevute di nitrato d’argento. La stessa cosa faceva agli inizi Talbot con le sue “sciadografie”, dal greco skià e gràphein che significa letteralmente “disegnare l’ombra”. È interessante come questo termine preceda quello di “fotografia” che ha a che fare invece con la luce.

La fotografia nasce dai risultati ottenuti sia nel campo dell’ottica, con lo sviluppo della camera oscura, sia in quello della chimica, con lo studio delle sostanze fotosensibili. La prima camera oscura fu realizzata molto prima che si trovassero dei mezzi chimici per fissare l’immagine ottica in essa prodotta; il primo ad applicarla in ambito fotografico fu il francese Joseph Nicéphore Niépce, cui convenzionalmente viene attribuita l’invenzione della fotografia.

La fotografia nasce all’inizio del XIX secolo.

 

 

 

 

 

Approfondisci

La luce

LA LUCE

 

Per parlare di Fotografia, quindi, non possiamo fare altro che cominciare dalla luce.

Infatti essa è essenziale nel formare l’immagine che è fatta di luce e ombra.

Insomma, come la materia dello scultore è il marmo, quella del fotografo è la luce.

A noi ci interessa la luce visibile, la radiazione ultravioletta e quella infrarossa.

La luce è una radiazione luminosa e come tale è composta da lunghezze d’onda. Quando la radiazione luminosa colpisce un oggetto, una parte viene assorbita ed una parte riflessa ed in base a quali lunghezze d’onda vengono riflesse l’oggetto prende colore.

ATTENZIONE: no “luce” infrarossa e ultravioletta, ma di “radiazione”, perché la luce si intende quell’insieme di frequenze alle quali la nostra retina è sensibile.

In particolare noi “vediamo” quelle radiazioni la cui lunghezza d’onda va da circa 400 nanometri a circa 700 nanometri. Siamo ciechi a tutto ciò che è fuori da questo ambito.

 

gfg

 

 

Le pellicole fotografiche sono per loro natura sensibili all’ultravioletto, al violetto e al blu.

I sensori delle macchine digitali sono invece molto sensibili all’infrarosso, tanto che sul sensore è posto un filtro che lo taglia, anche se non completamente.

Molti telecomandi “colloquiano” col televisore mediante radiazione infrarossa.

Quindi noi non vediamo le cose, ma solo la luce (che non è delle cose, ma del sole o altre fonti naturali e non) che colpisce queste cose, viene modificata, modulata e riflessa nei nostri occhi.

Salva

Approfondisci

Colori primari

COLORI PRIMARI

Un insieme di colori primari è un insieme di colori dalla cui combinazione si può ottenere qualsiasi altro colore.

La sintesi additiva si riferisce ai colori primari della luce. Questi colori sono: il rosso(R), il verde(G) e il blu(B). Miscelati fra loro in proporzioni diverse è praticamente possibile ottenere tutti i colori della gamma spettrale. La somma dei tre colori produce “luce bianca”.

La sintesi sottrattiva, si riferisce invece ai colori primari dei pigmenti. Una caratteristica dei pigmenti, è quella di assorbire in maniera selettiva solo alcune lunghezze dʼonda della luce e di rifletterne le altre. Il colore del pigmento
quindi è determinato dalle radiazioni sottratte alla luce bianca, per questo si parla di sintesi sottrattiva. I colori primari della sintesi sottrattiva sono: il ciano(C), il magenta(M), il giallo(G). Dalla somma di tutti e tre si ottiene il nero(K). In sintesi sottrattiva, il nero (K) è il risultato della totale sottrazione delle radiazioni colorate riflesse dai pigmenti.

ergtg

Salva

Salva

Approfondisci