Tipologia di fotocamere

TIPOLOGIA DI FOTOCAMERE

 

Possiamo idealmente suddividere gli apparecchi fotografici secondo diversi criteri, il più macroscopico dei quali si basa sulla tipologia dell’elemento sensibile, chimica cioè con pellicola o elettronico basato su diversi tipi di sensori. Attualmente, sulla base di questo criterio, si collocano nelle categorie:

  • Fotocamere analogiche
  • Fotocamere digitali

Un altro criterio di categorizzazione è quello relativo ai formati ed alle caratteristiche generali:

  • Compatta
  • Bridge
  • Mirrorless (senza specchio)
  • Reflex (SLR o D-SLR)

La fotocamera compatta è la più diffusa in assoluto fra i turisti, i giovani, le famiglie in cui non c’è una particolare passione per la fotografia, se non per ritrarre momenti di vita che devono essere ricordati (compleanni, feste, ecc.). La macchina compatta, generalmente, ma non necessariamente, ha un piccolo obiettivo fisso, senza possibilità di messa a fuoco (fuoco fisso); ha fissi anche il diaframma e il tempo di esposizione; in pratica il fotografo dovrà solo inquadrare e scattare, senza preoccuparsi di nient’altro, ma le foto saranno soddisfacenti solo se prese a distanze medie e in condizioni di luce buone (all’aperto, con luce diurna). Talvolta queste macchine montano un flash incorporato. Una delle caratteristiche principali delle macchine compatte è la presenza del mirino a visione diretta.

 

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In questo modo, come si può notare, ciò che il fotografo vede attraverso il mirino è spostato di qualche cm rispetto a ciò che vede l’obiettivo (errore di parallasse); ciò costituisce un problema se si fotografano dei soggetti vicini, mentre tale errore diventa trascurabile se il soggetto da fotografare è lontano. È decisamente sconsigliato l’uso delle “compattine” per scopi artistici e professionali.

 

La fotocamera bridge è una fotocamera con la praticità della compatta e le impostazioni, funzionalità avanzate e qualità della reflex, da cui la denominazione bridge (in inglese ponte), perché questa categoria di macchina vuole idealmente collegare il mondo delle reflex con quello delle compatte. Questo tipo di fotocamere ha come caratteristica primaria lo zoom che da grandangolare o normale può arrivare facilmente alle dimensioni di un medio teleobiettivo o di un super teleobiettivo, fino a circa 500 mm di distanza focale ed in alcuni casi da 24 fino a 1200 mm. Un’altra caratteristica che le differenzia dalle compatte è la disponibilità di utilizzo delle principali modalità di esposizione (manuale, priorità di diaframma, priorità di otturatore, automatica), il controllo della profondità di campo, variare anche l’apertura del diaframma, la gamma di valori iso particolarmente estesa simile ad una reflex standard. Si differenziano dalle reflex per l’impossibilità di cambiare l’obiettivo.

 

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Negli ultimi anni si sono aggiunte le fotocamere mirrorless. Esteticamente, una mirrorless (detta anche EVIL: Electronic Viewfinder Interchangeable Lens, mirino elettronico obiettivo intercambiabile) ha l’aspetto di una grossa fotocamera compatta a cui però è possibile cambiare obiettivo. L’obiettivo intercambiabile è la differenza peculiare rispetto alle compatte. Dal punto di vista tecnico, invece, le mirrorless si identificano per non avere all’interno lo specchio. Gli svantaggi sono più numerosi dei vantaggi anche se la portabilità può essere un vantaggio sufficiente per determinare la scelta. Prima di tutto, alcune mirrorless hanno sensori di dimensioni più piccole rispetto alle reflex. L’immagine passa attraverso l’obiettivo e raccolta dal sensore (APSC, Quattro Terzi o FF), viene mostrata al fotografo tramite un micro-schermo LCD, posto in corrispondenza dell’oculare del mirino (oltre che sul consueto monitor LCD posto sul dorso). Questo schema costruttivo del mirino sostituisce lo schema ottico composto dallo specchio ribaltabile, dal vetro smerigliato e dal prisma di raddrizzamento (schema classico ereditato dalle reflex a pellicola), a tutto vantaggio del peso, delle dimensioni e della assenza di vibrazioni. La difficoltà tecnica è costituita dal fatto che tenere il sensore d’immagine sempre acceso (per consentire il funzionamento del mirino), ne comporta il surriscaldamento, con conseguente aumento del rumore e peggioramento della qualità dell’immagine, oltre all’aumento del consumo di batteria. Inoltre, a differenza di una vera reflex, nel mirino non si vede nulla finché la fotocamera è spenta.

 

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Per quanto riguarda le macchine di tipo SLR (single-lens reflex), dette anche più semplicemente reflex, il modello SLR ha il vantaggio di mostrare al fotografo, attraverso il mirino, proprio l’immagine che passa dall’obiettivo e che sarà impressa sulla pellicola. Le SLR hanno anche il vantaggio di poter cambiare gli obiettivi, montando così grandangolari, normali, tele o macro, a seconda delle esigenze del momento. Le SLR hanno tutte le regolazioni del diaframma, del tempo di esposizione e della messa a fuoco, permettendo al fotografo di scattare in tutte le condizioni di luce e a qualsiasi distanza.

 

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Con il termine D-SLR (digital single-lens reflex) si indica una fotocamera SLR che impiega un sensore al posto della pellicola convenzionale. Attualmente si utilizzano sensori CCD (Charge-Coupled Device) oppure CMOS (Complementary Metal-Oxide-Semiconductor).

Ognuna delle due tecnologie ha punti di forza e di debolezza che le rendono più adatte per certe applicazioni e non ad altre.
Le differenze principali possono essere così riassunte:
– Il CCD crea un’immagine di alta qualità e basso livello di rumore, mentre il CMOS è più suscettibile al rumore
– Il CCD consuma una grande quantità di energia, mentre il CMOS è molto più economo
– I sensori di tipo CCD sono più costosi dei CMOS
– I sensori CMOS hanno una maggiore complessità costruttiva dei CCD

 

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A causa delle differenze tra le Reflex digitali e le Reflex Analogiche, si rende necessario parlare di crop factor (fattore di ritaglio) e full-frame.

Alcune DSLR di fascia alta hanno un sensore con dimensioni pari ad un fotogramma della tradizionale pellicola 24 x 36 mm, queste vengono definite full frame, che si può tradurre come pieno formato.

Se il sensore ha dimensioni inferiori al formato della pellicola 24×36 mm, verrà catturata solo la porzione centrale dell’immagine che sarà così “ritagliata” e di conseguenza risulterà ingrandita come se venisse usato un obiettivo con focale proporzionalmente maggiore.

Questo rapporto di ingrandimento è normalmente indicato da un fattore che può essere indicativamente 1,3x – 1,5x – 1,6x caratteristico per un determinato corpo macchina.

Ad esempio, montando su un corpo macchina che abbia fattore 1.6x un obiettivo da 50 mm di focale, si catturerà la stessa immagine che si catturerebbe sul formato 24×36 mm (full frame) con un obiettivo da 50×1,6 = 80 mm

Il coefficiente è 1,5x (APS-C) per Nikon, Sony e Pentax 1,3x (APS-H) o 1,6x (APS-C) per Canon.

 

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